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Donato Caneschi, il calcio a Riccione in campo e dietro la scrivania

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Donato Caneschi a Riccione è stato per anni una figura di riferimento del calcio, prima come allenatore e poi come segretario sportivo. Toscano naturalizzato riccionese.

Donato Caneschi per anni a Riccione è stata una figura di riferimento del calcio, prima come allenatore nelle giovanili, poi come allenatore in seconda di Mister Santarelli e poi per un lunghissimo quanto apprezzato lavoro come segretario sportivo. Oggi Donato ha 89 anni, vive ancora a Riccione e nonostante le sue origini aretine ed un accento toscano ancora sibilante ci ha confessato di sentirsi più che altro romagnolo, anzi riccionese.

Come sei arrivato a Riccione? “Lavoravo come armiere in aeronautica, ero di stanza a Treviso dove conobbi mia moglie e mi spedirono per qualche giorno in Romagna per settare degli aerei. Quasi per scherzo, con la volontà di avvicinarmi a casa, chiesi di essere trasferito a Miramare e invece nel giro di tre giorni arrivò l’ok. Era il 1952, da quel giorno Riccione è diventata casa mia, poi qui sono nate le mie due figlie Laura e Annalisa”.

Un legame forte, soprattutto con la Riccione del calcio. “Si, una vera e propria passione, prima da allenatore delle giovanili e poi dietro alla scrivania come segretario fino agli anni ‘90”.

Del tuo periodo con tuta e fischietto cosa ricordi? “Innanzitutto colleghi come Fino Montanari, Parma, Tosi e diversi ra- gazzi riccionesi che ho allenato come Gianluca Gaudenzi, Moreno Villa ma anche Novello Tamagnini che ho rivisto volentieri dopo tanti anni. Tra i piu’ forti mi ricordo Alberto Pari un gran bel difensore che fece anche una discreta carriera e Pancini, un ragazzo di Morciano.

Altri giocatori che non hai allenato ma che ricordi in biancoazzurro? “Ci sarebbe da fare un album. Cioncolini, Ceramicola, Spimi, Filippini e tanti altri. Ricordo con piacere anche la mia prima esperienza da Vice allenatore in Prima Squadra con Attilio Santarelli”.

Caneschi con i dirigenti della Riccione Calcio

Quando iniziasti la carriera da segretario il Presidente era Bepi Savioli? “Si, subentrai come segretario sportivo a Bianchini, Savioli era una persona elegante, quanto affabile, per me era sempre un piacere confrontarmi con lui”.

Il ricordo piu’ bello in biancoazzurro? “Non ho dubbi lo spareggio vittorioso di Cesena contro il Bellaria nella stagione 1972-73 che ci permise di essere promossi in serie C”.

E quello piu’ amaro? “Stagione 1980-81, un altro spareggio per salire in serie C. Si giocava nella mia Arezzo contro la Jesina, non volevo neanche andare allo stadio, invece ci andai ma perdemmo 1-0”.

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