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venerdì, Aprile 30, 2021

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Claudio Angelini: l’uomo che vive tra le onde

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Claudio Angelini, la passione per il mare e Riccione. Dalla spiaggia 151 in zona Marano, una dichiarazione d’amore per il Mare Adriatico e per i suoi scorci che meritano di essere valorizzati.

Claudio Angelini: “eroe” per “Quella volta a Riccione” e “pataca” per come si è autodefinito nella 73° testimonianza del format.

FIN DA BAMBINO SEMPRE A CONTATTO CON IL MARE

Claudio Angelini “Rispetto la Germania qui è tutto più difficile in termini di riqualificazione”

Nato da madre tedesca e padre riccionese, nonno campagnolo, giardiniere per scelta. È stato cresciuto tra la sabbia e il mare, insieme al fratello. Sua madre ha avuto un chiosco sulla spiaggia per cui, il nostro eroe, ha potuto coltivare da subito la sua passione per l’acqua sino ad arrivare ai mitici anni ‘80”. “In quel periodo ho iniziato a planare sulle onde -racconta Claudio- con la tavola a vela, surfando il sogno hawaiano/californiano che mi ha portato a realizzare 12 anni fa un centro sportivo innovativo alla spiaggia 151 zona Marano insieme ai miei soci: Marco, Jack, Danilo, Alfredo, Oscar e mio fratello Baba”.

LA SPIAGGIA 151 ED IL SOGNO DEL CENTRO SPORTIVO ACQUATICO

La zona nord delle colonie…“Sì, qui la Soprintendenza ai Beni Culturali e Paesaggio decide e “tutela” in modo diverso da come accade altrove in Europa. Nella Germania di mia madre, a Dusseldorf dove sono stato poco tempo fa, c’è un atteggiamento decisamente diverso, qui è tutto più difficile in termini di riqualificazione, eppure sarebbe necessario farlo in questa zona che qualcuno chiama “la piccola Beirut”. La spiaggia 151 è stata concepita per sportivi con le loro mogli e famiglie che si ristorano al sole; pochi ombrelloni e lettini, tanto spazio per surf, barca e tavola a vela, moto d’acqua, kite surf, sup.

ESTATE 2020 ESTATE PARTICOLARE

Il clima è cambiato quest’anno? “Probabilmente anche grazie al lockdown che ha bloccato l’inquinamento globale e riportato le vecchie condizioni meteo marine, il clima è tornato quasi come negli anni ‘80 con uno scirocco pomeridiano. Così si sono divertiti i turisti giunti da Germania, Svizzera, Puglia, qui hanno trovato uno spazio selvaggio che potrebbe ricordare quello brasiliano per il respiro che ha”. Claudio con i soci e collaboratori da anni cerca di far crescere a livello sportivo l’area ex Colonia Ferrovieri di proprietà di un privato ma vincolata . Tanti sacrifici e impegno nel cercare di coniugare il degrado col fascino selvaggio dello spirito surfista, di chi ama il mare più libero. “Esiste una burocrazia così assillante da bloccare iniziative come la nostra, tutto è difficile per gli imprenditori che vorrebbero investire. Poi a Riccione c’è attenzione soprattutto per le zone centrali. Il Marano viveva con i locali da ballo ma poi, per problemi di sicurezza e delinquenza, si è fermato.

“IL NOSTRO MARE E’ PULITO”

Della riviera romagnola, si dice, che come servizi che offre sia il top, meno per la qualità dell’acqua. “Noi non siamo capaci di valorizzare il territorio al 100%. Non abbiamo solo lettini, locali da ballo ed alberghi ma anche sport acquatici sempre rinnovati come il sup e il kite surf per le nuove esigenze di un turismo che sta cambiando, ricercando nella natura quella pace e quel sano divertimento che non trova altrove. L’inquinamento dell’acqua è legato ad una cattiva informazione. Il nostro mare, oltre che sicuro, ha un fondale limaccioso di origine argillosa che si intorpidisce con il movimento. Non è sporco, lo conferma la ricca vita marina formata da una flora e fauna molto rigogliosa”.

RICCIONE COME LE HAWAII, ANZI MEGLIO.

“Alcuni turisti hawaiani mi hanno garantito come la nostra acqua sia più sicura della loro, dove il bagno non lo si può fare”

 Claudio è attivo anche come guida in mountain bike e bicicletta, lavorando per un bike hotel otto mesi all’anno grazie ad un turismo sportivo proveniente da tutto il mondo. Con il suo Summer Camp tutto dedicato ai bambini, vuol far conoscere i segreti del mare e farli appassionare. Ha sempre creduto nella sua passione ed oggi, con all’attivo circa 200 iscritti, è orgoglioso di come vadano le cose perché quando ha cominciato tanti gli davano del “pazzo”. “La nostra è una realtà complessivamente sottovalutata e da sempre alle prese con il problema della percezione generale sulla balneazione. Addirittura alcuni turisti hawaiani mi hanno garantito come la nostra acqua sia più sicura della loro, dove il bagno non lo si può fare”.

Quanto è importante la cultura, la filosofia del mare e la sicurezza? “Tanto! Da noi si infonde cultura, fascino, bellezza quindi conoscenza del mare in tutte le sue sfaccettature. Un’attività meravigliosa è quella di portare i ragazzi, in barca a vela o in sup, sotto vento, lungo la costa. Arriviamo nella zona di Gabicce Monte, Vallugola, verso Fiorenzuola di Focara, al San Bartolo. Sono luoghi favolosi. Da noi vivi i suggestivi tramonti di Riccione e si riesce ad ascoltare il suono del mare, più’ difficile farlo altrove, verso il centro, dove i rumori e la musica sovrastano tutto.

CLAUDIO E LA NATURA

L’essere umano migliora a contatto con la natura, le colonie nacquero per questo. “E’ così, le colonie furono costruite ai tempi di Mussolini per guarire i bambini, figli di operai, che venivano proprio in queste zone a curarsi dalle varie malattie così come gli stranieri a farsi le sabbiature, a respirare iodio. Oggi più che mai, a proposito di Covid e distanziamento, andrebbe praticato il mare che è salubre, luogo ideale da poter vivere tutto l’anno come per esempio fanno quelli della Boa Bianca, a San Martino che, tra un bicchiere di vino ed una ciambella durante la pausa, nuotano e si godono il sole anche d’inverno. La strada per valorizzare il mare è però purtroppo, ancora in salita”. Riccione è rinomata per il divertimento, il fitness, per la forma fisica più che per la cultura sportiva acquatica. “Riccione dovrebbe avere più spazio ed attenzione, soprattutto in un momento delicato come questo, verso la filosofia della salute, con un approccio naturale, riproponendo il mare come guarigione del corpo”.

Roberta Pontrandolfo

 

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