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Giuseppe Onorato “Riccione è casa mia!”

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Giuseppe Onorato, origini pugliesi, studente a Bologna e poi una vita all’Ospedale Ceccarini, per lui una seconda casa. Da sempre innamorato della sua Riccione.

L’ha bivù l’aqua de Beat Alès – Ha bevuto l’acqua del Beato Alessio. Chi, per circostanze della vita, si è ritrovato a Riccione per poi mai lasciarla e viverci.

A Foggia Giuseppe Onorato probabilmente ci è nato per sbaglio. Di sicuro ha scelto prestissimo di lasciarla, per inseguire una laurea ma anche un luogo che fin da subito ha sentito suo, Riccione. Piu’ vicino al suo modo di essere e di fare: aperto, curioso e solare. Figlio di un maestro elementare e di una professoressa d’inglese, presto Giuseppe scopre l’importanza delle lingue durante le vasche estive in viale Dante ma per sua fortuna anche l’importanza dell’università.

Tra i grandi amori la passione per la musica e in seguito quella per il suo lavoro: gastroenterologo al Ceccarini, per anni vissuto “come una casa”. Oggi a 63 anni l’animo rock vira verso il blues, da qualche mese è in pensione e lasciare il Ceccarini non è stato semplice. Ma con un guizzo di luce negli occhi apre la chiacchierata con una vera e propria dichiarazione d’amore: “Riccione è casa mia”.

Ultima timbratura per il Dott. Giuseppe Onorato, ora in pensione.

Dottore, anzi doc, andiamo con ordine. Prima volta da queste parti? “Dal 1966 al 1974 con i genitori in estate venivamo in vacanza a Miramare. Prendevamo in affitto una casa in Via Oliveti, mia mamma era insegnante d’inglese (da qui il diminutivo Giosè, abbreviazione di Joseph) e papà maestro alle elementari. Scottandomi i piedi sulla sabbia romagnola ho imparato a conoscere ed amare il mare”.

E Riccione? “Da Miramare ci andavamo spesso ed era sempre una festa.“Stasera ci vestiamo eleganti, andiamo a Riccione” mi diceva mia madre. E così davanti al Savioli ricordo una sera di aver visto Walter Chiari e la Vanoni. Riccione per me era questo: divertimento, spensieratezza, eleganza”.

Poi un sogno che si avvera. “Si, nel 1975 comprammo la casa delle vacanze in zona Punta dell’Est a Riccione e da quel momento non mi separai piu’ dalla Perla verde. Studiavo a Bologna e da maggio preparavo gli esami al mare. Fu tutto immediato, a Bologna mi sentivo ospite mentre qui ero di casa. Ricordo come vicino di ombrellone alla 109 il mitico Andrea Mingardi”.

Ecco la musica, una delle tue grandi passioni. “Decisamente sì. Bazzzicavo la “Tana del Lupo” e con un po’ di facchinaggio per i gruppi mi garantivo l’ingresso per vedere i live serali. Tra i tanti ricordo i Formula Tre, New Trolls, Renato Zero, ho ancora l’autografo di Lucio Battisti, una reliquia perché si era già ritirato dalla scena”.

Poi la laurea in medicina e il tirocinio al Ceccarini. In un certo senso la tua prima vera casa dell’età adulta, quella delle responsabilità e del lavoro. “Ma prima di tutto della passione. Sì, il Ceccarini è stato per tanti anni casa. Ricordo ancora il marcatempo situato al vecchio ingresso. Una grande famiglia”.

E il primo giorno in corsia? “Per me fu importantissimo il professor Pietro Pasini, mi fece crescere. Ricordo gli inizi con le infermiere ad imparare quello che non mi era stato insegnato all’università: le flebo, il rapporto con i pazienti e ricordo con tanto affetto anche il dottor Ghinelli

In quel periodo la “o” stretta come un tarallo pugliese diventa sempre piu’ tonda come una piada. E se a Bologna il giovane studente Onorato si sforza di domarla a riccione se ne frega perché “Qui la gente è molto aperta, disponibile e cordiale”.

Giuseppe Onorato

Così nasce e cresce naturalmente un legame forte con la città e la sua storia. “Durante la professione ho conosciuto e apprezzato tantissime persone, il rapporto umano con i pazienti è stato per me sempre importante, addirittura è grazie a loro che ho incominciato a mangiare il pesce” Spiegati meglio. “Ho imparato che da queste parti per riconoscenza e stima le persone sono solite offrirti il pesce che io prima però non mangiavo. Ma poi a 25 anni ho incominciato tra una sogliola ed un fritto a conoscere meglio i piatti di questa terra e con loro lo spirito di questa gente”

Con quale difetto? Forse l’essere autoreferenziali, ci si piace un po’ troppo. Ma in fondo questo è dovuto allo smisurato amore per la città di chi la vive, tutto ciò lo si percepisce facilmente.
Ti sei mai pentito di aver messo qui le radici? “Nel 1986 ero davanti ad un bivio. Potevo scegliere se lavorare a Bologna o a Rimini. In entrambi i luoghi avevo la “morosa” (se la chiama così allora ha bevuto veramente l’acqua del Beato Alessio ndr), forse quella sotto le Due Torri era anche piu’ carina. Scelsi Rimini perché voleva dire Riccione: il suo mare, il porto, le amicizie”.

Se ti dico Riccione, quali sono i primi tre nomi che ti vengono in mente? Pietro Pasini, Edmo Vandi, Piero Serafini”.

E adesso che sei in pensione? “Mi manca il lavoro, mi manca il Ceccarini. E allora per 20 ore a settimana indosso ancora il camice bianco nel privato. Poi ho incominciato a studiare pianoforte con il maestro Nafta.

Il gruppo musicale “Born in the Usl” medici che per anni si sono esibiti con scopo benefico.

E quale canzone avresti voluto scrivere? “La guerra di Piero di De Andrè”.
Magari da cantare con il tuo gruppo “Born in the Usl”. “L’ultima volta che ci siamo esibiti è stato per la festa del mio pensionamento, per anni abbiamo raccolto fondi per lo IOR, l’AISM, Emergency, ci siamo divertiti facendo beneficenza.
Sei un generoso, anche nei rapporti con le persone. Ma se vincessi all’ enalotto che regalo faresti ai riccionesi?
“Un progetto per interrare le cabine, per poter finalmente passeggiare sul Lungomare guardando l’azzurro del mare”.

Francesco Cesarini

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