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15 Luglio 1929: inaugurato il nuovo Acquedotto Comunale

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Dopo anni di problematiche per l’approvvigionamento dell’acqua potabile, Riccione dal 1929 si dota di un moderno acquedotto, prelevando l’acqua dalla zona Fienili di Misano superando così il servizio delle botti con acqua.

IL PROBLEMA DELL’ACQUA POTABILE
L’acqua potabile per un luogo di villeggiatura è una risorsa di cui non si può fare a meno. Il territorio di Riccione è povero di acque potabili. Le falde profonde sono ricche di acque mineralizzate, non utilizzabili per usi alimentari e domestici; mentre la falda freatica, alimentata dalle acque piovane è ricca di acque dolci, ma hanno l’inconveniente di essere esposte a possibili inquinamenti.

1910 SOLO UNA PICCOLA TUBAZIONE
Nei primi anni dello sviluppo balneare l’acqua consumata veniva prelevata quasi esclusivamente dai pozzi privati che attingevano dalla prima falda. Poi nel 1910 il Comune di Rimini (non riuscendo più a contenere la pressione dei riccionesi) mandò con una tubazione lungo la litoranea una misera quantità di acque artesiane che a malapena riuscivano a rifornire le case e gli esercizi del centro, lasciando la periferia alimentata da alcune fontanelle pubbliche.

CON LE BOTTI NON SI POTEVA ANDARE AVANTI
Le poco igieniche botti di legno montate sui birocci che passavano di casa in casa vendendo ai bagnanti l’acqua attinta dalle sorgive in località Fontanelle erano misera aggiunta. Nell’estate del 1922 la protratta deficienza dell’acquedotto pubblico fu uno dei motivi che alimentò i moti per l’autonomia comunale. Raggiunta la quale i nuovi amministratori comunali posero il problema acqua tra i più urgenti da risolvere.

Il piazzale prima dei lavori

COMMISSIONE DI STUDIO PER L’ACQUEDOTTO
Il primo Commissario Prefettizio signor Luigi Righi insediò subito una Commissione di studio per la risoluzione del prioritario problema. Questa si trovò a dover esaminare due proposte presentate da due membri della Commissione.

DUE IPOTESI SUL TAVOLO

La prima, validamente sostenuta dal prof. F. Pullè, prospettava la costruzione di un pozzo artesiano in località Paluga di Rimini con una condotta di adduzione fino a Riccione.Le palesi difficoltà di realizzazione in tempi brevi e di sicuro esito apparvero evidenti a tutta la Commissione. Occorre dire che la proposta Pullè prevedeva in alternativa altre ipotesi di soluzione fra cui quella di un grande acquedotto nella zona costiera semideserta dei Fienili di Misano.

La seconda proposta la presentò il dott. Federico Riccioni, medico condotto. Questa prevedeva l’utilizzo delle acque superficiali della prima falda, con la costruzione di una serie di pozzi di raccolta nella zona di Fogliano. Un progetto ben più semplice e di facile realizzazione che poteva risolvere una situazione contingente limitata nel tempo.

Il progetto era di costruire 10 pozzi di raccolta della profondità di 6/7 metri dislocati lungo la ferrovia, sul lato mare, compreso tra i viali Leopardi e Alfieri. I pozzi erano collegati a una cisterna dalla quale si dipartiva la condotta che portava l’acqua sulla collina di “tomba bianca” alle spalle del vecchio abitato, in una cisterna di deposito e a funzione piezometrica.

I due progetti erano di concezione e spessore diversi e quindi il confronto si fece serrato dividendo i membri della Commissione tra una soluzione forte strategica – ma non facile da realizzare in tempi brevi e un’altra più pratica – contingente – che garantita “poco e subito”. Prevalse la proposta di Riccioni; certo meno affidabile e di corto respiro che però poteva portare l’acqua fin dalla prossima stagione.

Il progetto esecutivo fu sottoposto al vaglio degli organi tecnici e sanitari di controllo e tosto vennero iniziati i lavori di costruzione che a ritmi veramente “garibaldini” consentirono l’immissione ai consumi di una quantità di acqua potabile molto ben accetta dalla assestata popolazione villeggiante. Intanto si faceva strada l’idea di orientarsi verso la zona Fienili di Misano dove ricerche e prove davano ricchezza di acque di falda artesiana salienti, potabili per usi domestici.

1925 INIZIO LAVORI IN ZONA FIENILI DI MISANO
Il progetto, elaborato da validi tecnici del settore, fu approvato dagli uffici competenti e i lavori iniziarono nel 1925 sui terreni di proprietà Verni nella zona Fienili. Un progetto conteneva i seguenti aspetti costruttivi: Una serie di pozzi artesiani distribuiti su un vasto terreno agricolo; Una centralina di raccolta e di sollevamento; Un serbatoio di 400 metri cubici collocato a 50 m. sul livello del mare, sulla collina retrostante l’abitato del Paese; Una presunta portata ordinaria di 27 litri al minuto secondo (circa 2.200 metri cubici nelle 24 ore). Una condotta di adduzione interrata lungo la statale Adriatica da Misano Mare a Riccione.

Una spesa preventivata di 1.200.000 lire da finanziarsi dalla Cassa Depositi e Prestiti, col contributo dello Stato. Un acquedotto insomma che avrebbe assicurato la fornitura di buona acqua potabile a Riccione e a Misano per molti anni a venire.

15 LUGLIO 1929 INAUGURAZIONE ACQUEDOTTO
Finalmente il 15 luglio 1929 l’acquedotto venne solennemente inaugurato con una spettacolare festa sulla rotonda a mare di viale Ceccarini con il primo grande getto d’acqua del nuovo impianto che si alzava dalla bella fontana ornamentale, costruita di pari passo e contemporaneamente inaugurata.

La cerimonia d’inaugurazione della fontana.

L’INAUGURAZIONE DELLA  FONTANA AL MARE
La fontana rappresenta un ornamento che viene a colmare una lacuna di arredo urbano che ben si connette con la realizzazione dell’acquedotto in maniera visibile, facendo sgorgare abbondanza di acqua attraverso i getti gioiosi della fontana pubblica.

La cerimonia sulla rotonda conseguì brillantemente questi due obbiettivi con una grande festa di popolo, accorso per vedere risolti contemporaneamente una esigenza di abbellimento urbano e la soluzione dell’annoso problema di fornitura di copiosa acqua potabile. La fontana è costata 15.295 lire

da: “Una Rotta nel Vento” di Dante Tosi

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