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martedì, Settembre 28, 2021

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Nicola Casali “Colino”, Sindaco di Riccione nel 1951

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Nicola Casali divenne Sindaco di Riccione il 16 giugno 1951. Momento terribile, quasi tutto era da ricominciare daccapo con nuovi intenti e la città scelse “Colino”: Sindaco popolare e alla buona che non negava udienza a nessuno, riempiendo notes di appunti da condividere con gli assessori. A suo ricordo la rotatoria vicino al Comune e uno scritto di Dante Tosi, suo collega.

In Viale Vittorio Emanuele II, all’incrocio col nuovo Viale Einaudi davanti alla rotonda delle maschere, si nota una insegna verde con le scritte in oro, tale e quale a quelle che hanno indicato i viali di Riccione sino a non molti anni fa. In essa si legge “ Nicola Casali- Sindaco di Riccione- dal 1951 al 1953”. E’ ammirevole ricordare i personaggi che hanno dedicato la loro opera al bene comune amministrando la città con onestà e integrità. Per ricordare “Colino” Nicola Casali abbiamo recuperato un articolo di Dante Tosi, uno splendido ritratto del Giugno 1960.

Rotatoria Nicola Casali

Ancora oggi, se ci capita di parlare dei tempi difficili ed esaltanti del dopoguerra viene spontaneo ricordare “Colino”, come un buon momento della nostra vita pubblica locale. Sono passati ormai 40 anni (molti di più leggendo ora l’articolo n.d.r.), la vita è cambiata e si è complicata ma un buon ricordo resiste e ti consola di avere avuto un Sindaco semplice, onesto, orgoglioso e schietto come Lui.

1951 NICOLA CADALI SINDACO DI RICCIONE
Nicola Casali, detto “Colino”, era nato nel 1888 da una famiglia della Borgata, vecchia di almeno sei generazioni. E alle elezioni comunali, dopo il periodo instabile e grumoso del dopo guerra, il 16 giugno 1951 venne prescelto, senza concorrenze, a ricoprire la carica di Sindaco della Città. Era un momento terribile, quasi tutto era da ricominciare daccapo con nuovi intenti: la ricostruzione, lo sviluppo, il lavoro, la accelerata immigrazione, e specialmente il recupero di un mercato turistico azzerato in un mondo disastrato e diviso dagli esiti della guerra.

Entrai con Lui nella nuova Giunta e, caso imprevisto, dovetti gestire la sua delega a supplirlo nella carica per tutto il periodo che a iniziare dal primo giorno dell’insediamento dovette assentarsi per malattia e andare a curarsi a Badia Prataglia. Colino era un Sindaco popolare e alla buona che non negava udienza a nessuno, riempiva notes di appunti che poi passava a noi Assessori per il loro non facile disbrigo. Di solito andava nei Circoli e nelle Osterie per dire alla gente i programmi e gli impegni del Comune e per ascoltare i bisogni e le richieste di ognuno, tutto in un clima casereccio del buon padre di famiglia, il quale per rendere più semplici i contatti era uso offrire vino e semi di «fusaje» ai suoi interlocutori.

CASALI IN AFRICA: “SPOSTA UNA SPANA VÈRS RÈMNE”

Fuori dei problemi comunali chiacchierava volentieri sulle esperienze vissute e in particolare di quelle ultime attraversate in Abissinia in cui era andato con altri riccionesi a lavorare. Tra gli altri Attilio Cecchini “Céch” e Vinicio Sorci.  Ed è da questa combriccola che ci è stato tramandato un episodio curioso e gustoso per la sua paradossalità. Dovendo cambiare una gomma ad un automezzo “Céch” stava sistemando il cricco quando “Colino”, nell’intento di rendersi utile, se ne uscì con la seguente frase:” Sposta una spana vèrs Rémne” (sposta una spanna verso Rimini). Tutti scoppiarono in una fragorosa risata. L’indicazione poteva infatti “funzionare” se fossero stati a Riccione non certo in un luogo che distava migliaia di chilometri dai luoghi natii.

Era interessante e gustoso sentirlo evocare eroismi e viltà vissute, chiamando storici testimoni che, come Ciccotti e altri, per noi erano nomi senza contorni e peso. (solo più avanti seppi che il sempre richiamato Ciccotti era un ex Deputato socialista trovato in quelle sperdute lande). Colino era un uomo cosciente del peso che doveva reggere come capo dell”Amministrazione, e dei suoi mezzi. Ciò lo rendeva più volte nervoso ed insicuro di fronte a situazioni non semplici da dipanare; in quelle occasioni, poteva succedere di esteriorare un tic emotivo: intercalava il suo parlare con raffiche di «è vero… è vero…›› come maniera per ribadire quel che andava dicendo e noi lo ascoltavamo con pazienza, affetto e simpatia. Colino, a buon diritto può dirsi il primo vero Sindaco di antico naturale ceppo riccionese.

Dante Tosi

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