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sabato, Maggio 8, 2021

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Quando al bar Alba si facevano i Sindaci…

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Il bar Alba di Riccione è stato per anni ritrovo del quartiere. Gestito dalla famiglia Villa per oltre quarant’anni è stato il cuore pulsante dell’Alba, specchio di una Riccione che cresceva con il turismo. Sport e politica: ad ogni ora la discussione era aperta.

Il vociare, il fumo, la segatura sul pavimento, le carte, poi la pizzeria, il ristorante, in estate gli stranieri e poi d’inverno ancora i riccionesi. Le stagioni dell’Alba erano scandite dai bagnini che verniciavano le cabine e dal mutare del suo storico bar: il bar Alba.

Tino Villa classe 1931, con la moglie Graziana, mostra la targa ricevuta dal sindaco Daniele Imola. “Siamo orgogliosi, è un riconoscimento alla funzione sociale e al valore culturale dell’attività gestita con passione e generosità dalla famiglia Villa”.

L’angolo tra Viale Verdi e Viale Dante era l’ombelico del quartiere ed in parte di Riccione. I personaggi che lo popolavano erano sempre alle prese con infinite discussioni ed eventuali dispute ai tempi supplementari sul marciapiede, specie se si parlava di calcio. Ma al centro vi era sempre Riccione che dall’inizio degli anni ‘60, accogliendo vagante di tedeschi, sgomitava con successo nel turismo: la macchina nuova, il mutuo da pagare, le prime vacanze da “signori”, un piano in piu’ nell’albergo, le vacanze sulla neve, la casa nuova. Sì, Riccione cresceva ma all’inizio era miseria, miseria nera. C’è ancora chi se lo ricorda.

1953 UNA STUFA E 5 TAVOLI
“Nel ’53 quando decidemmo di cominciare la nostra attività” -ricorda Tino Villa“Riccione era solo dei riccionesi, ci si conosceva tutti ed il bar Alba, era stato aperto con sacrifici ed incertezza. Povero negli arredi, ma familiare ed accogliente; cinque tavoli attorno ad una stufa a cherosene posta al centro della sala. Agli inizi non esisteva ancora il lusso del frigorifero, la ghiacciaia era l’acqua fredda che scendeva dalla grondaia ed il caffè lo si pagava all’uscita ed era la posta della partita a Briscola o Tresette giocata fra amici, chi perdeva era spesso quello impossibilitato a pagare”. -Tino ride fragorosamente-.

1956 AL BAR ARRIVA LA TV
Nel 1956 arriva la televisione ed il bar cambia. “Gli amici non venivano più solo per trovare il tepore della stufa e giocare a carte, la televisione alimenta la disputa politica o calcistica in chiave nazionale, si allargano gli orizzonti. Dal ‘53 agli anni ’60 Riccione viveva anni in miseria nera, siamo riusciti a superare la durezza e l’indigenza grazie al duro lavoro ed alla collaborazione di tutti. Vi sono state tante personalità straniere, che amavano Riccione e nel periodo estivo sostituivano la clientela locale ed arricchivano la nostra città. Svedesi, finlandesi, belgi, tedeschi, austriaci, francesi popolavano pensioni e alberghi. Un miscuglio di lingue, avventure sentimentali, scommesse, tentati rapimenti, insomma tutto ciò che il genere umano poteva generare al bar Alba lo trovavi”.

Da sinistra: Edo Villa, un cameriere, Nino Villa babbo di Edo e Graziana Arcangeli moglie di Tino Villa.

LA CLIENTELA DEL BAR ALBA
A quei tempi“, spiega Tino, “Il ricco incontrava il povero, trovavi tutti dal “grande” al “piccolo” ed il bar Alba era punto d’ incontro di tanti personaggi e famiglie che hanno fatto la storia della nostra città: la famiglia Amati, Mancini, Mariani, Tosi, Casalboni, Patrignani, Pasini e i sindaci: Cenni, la cui candidatura a primo cittadino venne decisa proprio qui!” .

I caminetti della politica a Riccione spesso sono proprio i bar. Masini fu deciso al Blue Bar in Viale Ceccarini, Pironi era di casa al bar Angelini. Tra gli amici più cari del bar Alba vi era “l’eminenza grigia” di Riccione, l’amatissimo Italo Nicoletti, “Sempre in coperta, indispensabile la sua opinione” -ricorda Villa-. Qui nascevano progetti e prese decisioni importanti per la città.

CHI INCONTRAVI AL BAR ALBA? Al bar Alba potevi incontrare tanti profili riccionesi, con interessi diversi ma che in quell’angolo dell’Alba rovavano comunque un punto di riferimento. Anche don Alberto che giocava a dama ma pure Gaffarelli, Renzi, Galli, Arcangeli, Gusella, Cesarini, Semprini, Mariani, Tosi… (leggi articolo…)

I SOCIAL ERANO I TAVOLINI DEL BAR
Le differenze di vedute politiche non impedivano il dialogo, animato sì, ma rispettoso e mai irriverente fra le parti: i social erano i tavolini del bar e per starci dovevi essere preparato, altrimenti venivi sonoramente sbeffeggiato.

I TORNEI DI CALCIO DEI BAR
Stessa sorte per le squadre degli altri bar di Riccione sconfitte nei partecipati e senti tornei di calcio riservati ai bar. Nei seguitissimi Tornei dei bar di calcio il bar Alba allestiva puntualmente lo “squadrone”, ingaggiando anche qualche “straniero”, sostenevano in tono accusatorio le altre squadre.

Siamo a fine anni ’60 l’allenatore della squadra era il compianto Edo Villa e tra i giocatori spiccavano i fratelli Patrignani, Ansaloni, Secchiaroli, Vannucci e tanti altri. Si giocava in via Lazio e la finale allo stadio con anche mille spettatori. Gli avversari erano la Piada d’Oro, il Caffè dei Cigni, il bar Grottino, il bar Italia ed altri. Per almeno 7 edizioni di fila vinse il bar Alba tanto che una volta venne organizzata la sfida delle sfide tra bar Alba e “Resto del Mondo”, già perché per il riccionese il centro del mondo è Riccione. All’Alba dicono che anche contro la selezione di tutti gli altri bar vinsero ugualmente.

Monica Cinti osserva il “centauro” Claudio Villa, figlio di Tino

I TEMPI D’ORO DEL BAR ALBA
La famiglia Villa venne nel tempo aiutati da 4 camerieri, che nel periodo estivo entravano in servizio alle 8 della mattina. I primi caffè, ricorda Moreno Villa, figlio di Tino, erano preparati all’alba da nonna Elisa per i fornai della vicina panetteria dei Mazzoli. Il lavoro negli anni ’70 aveva preso una svolta sostanziale, la ghiacciaia naturale era ormai un ricordo.

I GIARDINI DELL’ALBA
Gli anni ’80 poi furono anni d’oro. “Ci si conosceva tutti e ci si riconosceva parte di una realtà che nel corso dei 40 anni conobbe una progressiva crescita” -sottolinea Tino- ricordando però anche una ferita: “il “grattacielo”Ha cancellato i nostri giardini dell’Alba, una costruzione di cemento che non avrei mai voluto vedere e che fece sparire anche un cippo con tutte le tacche di chi era venuto e di chi se ne era poi andato per sempre, lasciando un ricordo indelebile tra gli amici”.

Ma in fondo il bar Alba, il luogo di tutti i riccionesi di quella zona, continua a vivere e se fai silenzio senti ancora il suo vociare: “Apri la finestra che c’è odore di fumo!”.

Alessandra Prioli – Francesco Cesarini

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