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Villa Mussolini e Pensione Margherita: facciamo chiarezza

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Da molto tempo si legge su libri e riviste che la Villa Mussolini altro non sarebbe che la ex Pensione Margherita

Villa Mussolini non è mai stata Pensione Margherita. L’equivoco, perché di questo si tratta, è dovuto al fatto che entrambe le strutture erano ubicate in Viale Vittorio Emanuele III, oggi Viale Milano, e che sono appartenute entrambe alla Famiglia Galli-Bernabei, che gestiva un negozio al piano terra dell’Hotel Lido, sul Viale Ceccarini. E’ bene quindi ripristinare una corretta informazione ripercorrendo la storia di ciascuno dei due fabbricati.

Villa Mussolini
La Villa Mussolini fu costruita alla fine dell’Ottocento dal Capomastro Ferdinando Mancini, fratello di Domenico, su uno dei terreni di sua proprietà, che allora erano praticamente sulla spiaggia non essendo stato ancora tracciato il lungomare.
Essa fu eretta e venduta ai Marchesi Beccadelli, famiglia che si divideva tra Firenze e Bologna. Nella mappa disegnata per le prime concessioni demaniali rilasciate ad Angelini, Manzi e Del Bianco nel 1895, è già scritto il nome Beccadelli sul terreno della villa, di fianco ad altri due lotti su cui è ancora scritto “Mancini”.

Mappa demaniale del 1895.

Cartolina della Villa Beccadelli spedita nel 1903.

Nelle cartoline dei primissimi anni del ‘900 troviamo la scritta “Villino Marchesa Beccadelli”. La villa era infatti abitata in estate, soprattutto dalla Marchesa Eugenia Beccadelli, che morì nel 1904.
Nel 1905 il Perito Rigattiere Dal Fiume di Bologna, redasse l’inventario dei beni mobili contenuti nella villa, con relativi valori economici, necessario per le divisioni ereditarie.
Successivamente la villa passò in proprietà a Giulio Monti di Ferrara e quindi troviamo cartoline in cui essa viene indicata come “Villino Giulio Monti” o “Villino Lilia” dal nome probabilmente della moglie.

Cartolina del Villino Monti spedita nel 1910.

Ancora in una cartolina spedita nel 1918, si trova la scritta “Villa Monti”. La casa appartenne poi agli Angeletti, ed infine alla Giulia Galli Bernabei. E’ nota la vicenda che racconta Rachele Mussolini innamorata della villa e da lei voluta ad ogni costo. Si sa anche che la Giulia Galli non intendeva assolutamente cederla e pertanto dovette intervenire il Podestà Frangiotto Pullè a fare opera di persuasione e di mediazione.
Nel 1934 si concluse l’affare e la villa divenne proprietà della moglie del Duce, che in seguito vi passò le vacanze estive con la famiglia, tutti gli anni fino al 1943.
Il resto è storia recente.

Pensione Margherita
Questa era ubicata sul lato monte di Viale Vittorio Emanuele III, al numero civico 36, leggermente spostata verso Viale Ceccarini rispetto alla Villa Mussolini. Sul giornale “La Riviera Romagnola” del 13 Luglio 1922, si annunciava il “Grande Concorso Ippico” in programma allo Stadium Riccione dal 30 Luglio al 6 Agosto 1922. In esso un’intera pagina era dedicata alla pubblicità. Tra quelle del Grand Hotel Lido e del Grande Albergo Milano, vi era il trafiletto della Pensione Villa Margherita, in cui si diceva essere “Proprietario Direttore Mario Azimonti”.
Successivamente, in una cartolina spedita nel 1926 (foto sotto), in cui si vede l’immagine fotografica della pensione, costruita con due corpi di fabbrica uniti tra loro, si indica come proprietario un certo E. Bertoni .

Cartolina con immagine fotografica della pensione, spedita nel 1926.

Nel primo depliant pubblicitario di Riccione stampato nel 1927 ne viene indicata come proprietaria Adriana Donini.
La pensione figura in tutti i depliants successivi fino a quello del 1940, poi scompare. In quell’anno infatti venne attuato il progetto di qualificazione urbanistica dell’area attorno alla Villa Mussolini, con l’esproprio di tutti i fabbricati ed i terreni compresi nell’area del progetto. Così anche la Pensione Margherita fu demolita e sembra che gli arredi siano stati distribuiti ai poveri.

Aree espropriate nel 1940 (tratte da RICCIONE una rotta nel vento di Dante Tosi).

Anche per derimere le vertenze relative agli indenizzi per gli espropri, fu coinvolto il Podestà. A lui si erano rivolti anche gli ultimi gestori della Pensione Margherita. La loro storia cominciò nel 1928 con l’affitto della pensione di cui era proprietario Donini Clodomiro, che però fallì nel 1930, con la conseguente chiusura della struttura.
Nel 1934 la pensione fu venduta all’asta ed acquistata dalla Famiglia Galli-Bernabei, forse con il denaro ottenuto dalla vendita della loro villa, avvenuta proprio in quell’anno. I Bernabei poi diedero da gestire la pensione agli stessi affittuari del Donini, i quali ripresero l’attività che durò fino al 1940.

Pubblicità disegnata della Pensione margherita tratta da un depliant in lingua tedesca del 1933.

Il valore dello stabile espropriato fu stimato in Lire 240.000. Gli affittuari invece chiesero a saldo per la chiusura della vertenza, Lire 76.000, più il rimborso dell’affitto già versato di Lire 24.000, e qualche altro migliaio di Lire per le migliorie da loro apportate. E’ interessante che nella loro lunga relazione inviata al Podestà, essi dichiaravano che gli incassi ufficiali negli ultimi anni erano stati anche superiori alle 100.000 Lire lorde all’anno. Essi aggiungevano anche di essere orgogliosi e lusingati nella gestione della pensione, non solo per il risultato economico, ma anche perché, stante la speciale ubicazione di essa (davanti alla Villa Mussolini), avevano l’onore di ospitare spesso “altissime personalita”.

di Armando Semprini

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