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Comune di Riccione
venerdì, Marzo 5, 2021

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Home Dialetto "Carnèade" di casa nostra Carnèade ad chèsa nostra

Carnèade ad chèsa nostra

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La fnì al nuse ma Bacòch che un eva sèt sulèr e un sularol
(e un magnèva ouna al dè).
Sono finite le noci di Abacucco (Habacuc profeta ebraico) che
ne aveva sette solai e un solaino (e ne mangiava una al giorno).
E’ un suggerimento a risparmiare e a non sciupare.

Tan véd ch’um pèr Bagonghi?
Non vedi che mi sembra Bagonghi?
Costui era un nano divenuto celebre nelle vesti del clown del circo equestre;
da qui, in dialetto, uomo piccolo, sgraziato, buffo, malvestito.

Tè sèn Barbanti?
Hai sonno Barbanti?
Chi è in preda a sonnolenza o non sveglio di riflessi.
Sembra derivi dal fatto che questo tizio fu sorpreso, mezzo addormentato a fianco di una bella donna, dal marito di questa e in tal guisa apostrofato. Di eventuale seguito burrascoso nulla si sa.

Fè j‘èc come Bega.
Fare gli occhi come Bega.
Spalancare gli occhi, guardare con attenzione. Forse Bega è esistito veramente e probabilmente era malato di congiuntivite e blefarite assieme mostrando così due bei “fanali”.

Fnì in gnint com e valzer ad Gnoz (o Bilòc)
Finire in niente come il valzer di Gnoz (o Bilòc)
Di cosa che finisce nel nulla, senza risultato o successo.

La fat la fèin ad Binvinud, ch’l’è ‘ndè per bat e l’è stè batud!
Ha fatto la fine di Benvenuto, che è andato per battere ed è stato battuto!
Chi le busca credendo di suonarle.

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