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Gli 80 anni del “Cavallino Bianco” raccontati da Eugenio Tontini

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Eugenio Tontini, uno dei pionieri del turismo riccionese, racconta gli 80 anni dell’hotel Cavallino Bianco.

Come un candido vascello, carico di storia, punta la prua verso
il mare da ottant’anni L’Hotel & Suite Al Cavallino Bianco di Riccione sul porto canale si appresta così a celebrare il suo anniversario, davvero particolare, se si considera che anche il suo titolare Eugenio Tontini (in foto), uno dei pionieri del turismo rivierasco, a dicembre compirà gli stessi anni. Il Coronavirus per ora ha impedito di fare un cin cin in pubblico, ma il noto albergatore non dispera, con ottimismo attende il rilascio della quarta stella e una pausa della pandemia che consenta di fare una festa con ospiti e amici.

Eugenio Tontini (Foto Nives Concolino)

L’avventura del Cavallino Bianco ha profonde radici? “La sua storia parte dall’osteria dei Bertozzi, ossia dalla Locanda del porto per una dozzina di anni gestita dai genitori di mia mamma, Rosmunda e Claudio Minelli che in un secondo momento presero in affitto l’omonima pensione in viale Carducci. La locanda tornò nel tempo ai Bertozzi, finché mio padre, Aurelio Tontini l’acquistò nel 1941, anno della mia nascita, mentre la seconda Guerra mondiale stava entrando nel vivo. Il babbo restò al timone fino al 1952, quando purtroppo fu investito e perse la vita”.

Così la mamma Matilde restò sola? “Sola e costretta a fare grandi sacrifici, perché aveva tre figli minorenni, io e i miei fratelli Claudia e Giorgio. Mia madre prese in mano le redini dell’albergo e si occupò dei nostri dipendenti, tutti fidelizzati, come Anna Berardi che restò con noi per decenni”.

Con loro avevate un rapporto familiare?“Certo. Sono tra l’altro molto contento perché tutti, fino agli anni Settanta/Ottanta, lavorando per noi hanno comprato la casa. Oltre allo stipendio percepivano delle belle mance”.

Tra gli ospiti ne annoverate alcuni illustri? “Nel dopoguerra da noi hanno soggiornato Palmiro Togliatti, e per la gioia di mio padre, fervente repubblicano, i ministri Ugo La Malfa e Oronzo Reale. Ricordo pure un importante principe indiano. In tempi più recenti sotto la mia gestione negli anni Ottanta sono arrivati Bobo Craxi e Ignazio La Russa. Non sono mancati gli artisti, che si esibivano al Cinema Teatro Turismo, come Gianni Morandi, Raffaele Pisu, Ric e Gian. Il Cavallino Bianco era un punto di riferimento, perché oltretutto avevamo il ristorante, inserito nella Guida Michelin. Ai tempi del sindaco Biagio Cenni si facevano feste per Capodanno e per la mitica Rosa d’Inverno”.

Perché l’albergo prese il nome di Cavallino Bianco? “Il nome non è casuale, fu scelto da mio padre perché il cavallino bianco è per eccellenza il simbolo dell’ospitalità alberghiera”.

L’hotel ora attende una promozione? “Contiamo di festeggiare il compleanno, fregiandoci di quattro stelle, perché intanto, pur mantenendo l’aspetto originario, l’albergo è stato oggetto di un’importante ristrutturazione. Questo è l’ultimo di una serie di interventi. Dalle sette camere iniziali nel tempo siamo passati a trenta. Con la pandemia si è fatta dura, ma io e moglie, Renata Romagnoli, siamo sempre aperti”.

Nives Concolino

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