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Nello Fabbri detto “Prinoun”: da fiaccheraio ad albergatore

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Nello Fabbri da fiaccheraio, a camionista e albergatore. Una storia come tante, specchio del miracolo riccionese: dalla miseria della guerra fino al benessere, figlio di lavoro e sacrifici sotto l’ombrello della Riccione turistica.

La Maria, anzi la nonna Maria, come ormai da tanti anni è abituata a sentirsi chiamare dai nipoti e dalle pronipoti, lavora con la sua vecchia e amata macchina da cucire e, di tanto in tanto, guarda dalla finestra, come per controllare che il suo Hotel Gambrinus sia ancora lì, a custodire tanti ricordi. Certo che, quando la nonna ti racconta l’aneddoto delle tagliatelle, non puoi non pensare che si tratti di uno di quei momenti cruciali, di svolta, dei tanti che ha vissuto con Nello, e che hanno segnato un’intera vita insieme.

LE TAGLIATELLE
Mentre la nonna Maria racconta, vedi Nello (non ha mai voluto che i nipoti lo chiamassero nonno, pur essendo un gran nonno!) seduto sulla carrozzella da ‘fiaccheraio’, davanti alla stazione dei treni ad aspettare i turisti ed i signori di allora, proprietari di ville a Riccione. È ora di pranzo, ma e bene non abbandonare il posto di lavoro, i soldi non sono molti e non si possono perdere clienti per andare a casa a mangiare. La dedizione della nonna però, alla causa comune, è totale e ogni giorno porta delle tagliatelle in una gavetta di alluminio a Nello, direttamente sul posto di lavoro! Nello già prepara la prima forchettata quando arrivano due turiste che hanno una gran fretta e non sono disposte ad aspettare la fine di quel pasto frugale. –E va bene!- esclama Nello – “Ma l’è l’utma volta, admèn a vènd tòt e a cambie mis-cìr-” Domani vendo tutto e cambio mestiere.-

I TRE-ASSI
Nello ascoltava il suo istinto quando gli indicava una decisione importante, una strada, una direzione del destino. Così inizia il periodo del tre-assi, mitico camion del periodo post-bellico, in società con il fratello Orfeo, per trasportare la ghiaia spalata nel fiume Conca, “- Al strède d’Arcioun – ci raccontava Nello –agl’avém fate noun!– ”. Lavoro duro, durissimo, e Nello non si risparmiava, le ore passate al lavoro non si contavano, ma il suo forte fisico glielo permetteva. Quindi fiaccheraio, e poi camionista.

L’ALBERGO
Ma dopo la nascita della seconda figlia, Rita, comincia a pensare ad un lavoro che possa offrire una prospettiva a lei e alla prima figlia Rosita. E’ il 1957, Nello ha quarantaquattro anni, per l’ennesima volta si reinventa, vende la casa e forte solo della sua volontà e dell’aiuto delle cambiali, acquista il terreno dove piano piano, anzi piano dopo piano costruisce l’attuale albergo, gestito ancora oggi dalle figlie e dai nipoti. E’ un periodo in cui Riccione si arricchisce di tante storie simili a questa, storie di famiglie unite nell’affrontare le difficoltà, le cambiali e i debiti arrischiati per realizzare un benessere che è sinonimo di tranquillità economica, per scacciare le paure e la povertà del dopoguerra.

LA MARIA
Così rinasce e si consolida la fama di Riccione capitale del turismo, dopo la notorietà degli anni ’30. E spesso, c’è una donna vicino a queste persone che hanno deciso di costruire qualcosa e di rischiare in un momento in cui sembra giusto rischiare: la moglie, che rimane magari un pò in ombra, e “Blancìn”, il giogo che veniva messo al bue per dirigerlo mentre tirava l’aratro. E’ il caso della Maria, da sempre sarta apprezzata, che da un giorno all’altro diventa cuoca e prende le redini della cucina del neonato albergo, per farsi apprezzare in questo nuovo lavoro almeno quanto lo era stata da sarta.

 

1956 – La famiglia Fabbri, da sinistra: Rita, Maria Raschi, Nello “Prinoun” e Rosita

Le immagini sono tante, si accendono improvvise lucciole di memoria per poi tornare, inafferrabili, nel luminoso buio dei ricordi: Nello e la Maria che la sera, pur stanchi, accompagnano i clienti dell’albergo al vicino “Savioli Dancing” e si divertono insieme a loro, Nello che porta il ghiaccio ai clienti in sala da pranzo, e ad ogni tavolo si ferma per un sorriso e una battuta, Nello che si spiega benissimo con i clienti stranieri, conoscendo solo qualche parola di tedesco e di francese, aiutandosi con la mimica e con la magia del dialetto romagnolo. Gli anni passano e arriva l’apporto fondamentale e innovatore delle figlie, dei generi Italo ed Oscar, dei quattro nipoti, per cambiare tutto, ma perchè nulla cambi. Non mancano inevitabili momenti di contrasto e incomprensioni, ma non scalfiscono il grande affetto, e tutto si ricompone a fine stagione, quando ci si ritrova insieme, stanchi e un pò esauriti, ma orgogliosi gli uni degli altri.

Negli ultimi anni Nello prende un terreno in campagna, per sognare i suoi ricordi e per mantenere in forma il suo fisico, ma non per abbandonare l’albergo, tutt’altro. Semmai per rifornirlo giornalmente di frutti e di ortaggi squisiti e dalle dimensioni inusitate, quasi fossero cresciuti contagiati dalla sua gioia di vivere.

IL MIRACOLO RICCIONESE
Molti commentatori “esterni” si chiedono quale sia il segreto del miracolo romagnolo. Le tante storie di Riccione, simili a quella di Nello e della Maria, sono il segreto. La Maria ha oggi ottantotto anni, si diverte giocando con le sue due pronipotine Greta e Alice, non si stanca mai di guardarle. Sono anche la sua consolazione, Nello purtroppo non c’è più. Quando si ritrova sola corre dalla sua vecchia amica, la macchina da cucire, perché non ha abbandonato la sua passione, e si immerge in un mare di stoffe e di tessuti. Ogni tanto sbircia dalla finestra. In cuor suo sa che dall’alto Nello la guarda e le fa sentire vicino il suo sorriso.

Luca Nicoletti (2002)

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