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La chioma corvina del “Notle”

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L’incredibile avventura del “Notle” alla vigilia del matrimonio quando per tingersi i capelli si recò alla Barberia Martini di Riccione. Non poteva sposarsi con i capelli bianchi…

Negli anni ’50 aveva, con la famiglia, un negozio di pesce in corso F.lli Cervi ma commerciava anche all’ingrosso. Si recava a rifornirsi giornalmente nei mercati di Porto Corsini, Fano, Senigallia, ma nei momenti di penuria arrivava ad attraversare gli Ap- pennini per toccare i mercati di Livorno e dintorni. Viaggiava con un camioncino (non frigorifero dati i tempi) assieme al fratello “Paparoun”, un pingue scapolone. E scapolo era rimasto fino a ben oltre la trentina anche “e Notle“.

Poi il colpo di fulmine per una ragazzotta sua dipendente. Una stentata timida proposta, pronta accettazione e sollecita fissazione della data delle nozze. Il buon “Notle” aveva però un problema: i suoi capelli erano di un bianco immacolato e questo aspetto estetico mal si consigliava, secondo lui, con la fulva chioma castana della giovane pulzella, per cui si recò tosto dal barbiere Mario Martini per ottenere una criniera di un colore più consono alla bisogna.

APPUNTAMENTO ALLA BARBIERIA MARTINI

Martini provvide subito a fissare l’appuntamente per l'”operazione” il giorno prima delle nozze. Al “ragazzo-spazzola” il compito di acquistare presso il grossista Massari di Rimini la dose giusta per forni- re il “Notle” di una lussureggiante chioma corvina. Ma per Martini il trattamento na- scondeva un problema: non ne aveva mai fatto uno! Comunque, giunto il giorno del fatidico appuntamento, lesse le istruzioni sul pacchetto, mise il “Notle” a testa in giù nel lavandino e gli schiumò i capelli con una broda nera che mise a lutto anche il collo, la fronte e le orecchie. Le istruzioni dicevano: “…dopo mezz’ora risciacquare”.

DOPO MEZZ’ORA RISCIACQUARE…

Il “Salone” era sprovvisto di acqua calda per cui il trattamento con acqua fredda lasciò le cose come stavano. A questo punto Martini decise di spedire lo “specialone delle saponate” a farsi prestare una pentola di acqua calda dal vicino Bar-Ristorante “Maduroun- Cecchini” dove in cucina c’era la Fumadeina di origini misanesi e quindi amica dei Martini (Muritèin). L’acqua però non si rivelò per niente efficace e quindi anche questo secondo tentativo fu negativo. La generale disperazione suggerì quindi un vigoroso massaggio sulla pelle nera con un batuffolo di cotone e alcool. Ma per l’angoscia di tutti il nero rimase nero.

E ADESSO ?

Il “Notle” cominciò seriamente a preoccuparsi nonostante le rassicurazioni di Martini che, in verità, era più in agitazione di lui. Il “Notle” si guardò allo specchio e si vide in uno stato a dir poco disatroso. Orecchie di un nero intenso, il viso con rigagnoli tipo maglia Juventus, un vero orrore. “Cum a fac dmèn a spusèm sa rest isé ?” rantolò il “Notle”.

Martini si ritirò nel retro per un consulto con il “ragazzo-spazzola”. “Come si può mandarlo in chiesa in quelle condizioni? facciamo un altro tentativo magari con acqua più calda”. Ancora Maduroun, pentola e questa volta acqua bollente. “Sa questa al plàm cumè un ba- ghìn” sentenziò Martini. L’effetto fu quello sperato. La pelle del “Notle” divenne da nera di un rosso acceso ma i capelli risultarono di un nero tendente al blù che consentirono al “Notle” di presentarsi in chiesa il giorno successivo con una brillante chioma corvina. Il matrimonio si rivelò col tempo felicissimo e di lunga e tranquilla durata, in barba a quell’avvìo piuttosto complicato.

Edmo Vandi

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