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venerdì, Marzo 5, 2021

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Ma lo sai dov’erano i “Beatles… e il Cafè Keese?”

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Il ventenne Edmo Vandi sbarca ad Amburgo arrivando dalla provincia, dalla sua Riccione. Una “prima volta”  in Germania indimenticabile: il lungo viale a luci rosse di  Reeperbahn e una grande occasione persa.

Ad Amburgo in Reeperbahn ci sono stato a vent’anni e vi ho spalancato gli occhi alla vista del mio primo “spogliarello integrale”. Per me, da buon romagnolo, abituato a frequentare la Casa del Popolo di Riccione, dove le ragazze arrivavano “scortate” dalle nonne vestite di nero col fazzoletto in testa all’uso arabo. Fu davvero uno shock non indifferente.

Nella città portuale tedesca: “Das Tor zur Welt” (La porta sul mondo) vi ho vissuto tre anni per lavoro da migrante ben sistemato. Indimenticabile la suggestione dell’immenso porto dove la sera le centinaia e centinaia di navi si imperlavano di luci creando una coreografia che, vista dalla collina di Blankenese, ti lasciava senza fiato.

IL CAFÈ KEESE DI AMBURGO

Molte delle serate libere, oltre alla scoperta di una città piena anche di tradizioni, di misteri e di attrazioni piuttosto “eccitanti” per i giovani, le trascorrevo in un locale chiamato Cafè Keese.

Si trattava di un luogo unico nel suo genere dove si alternavano complessini musicali italiani ma, sopratutto perché era ad ingresso libero ad una condizione che poteva anche essere piacevole, cioè erano le donne ad invitare gli uomini a ballare, i quali non potevano rifiutare (anche se la ballerina non era proprio una venere), pena l’estromissione dalla sala. All’ingresso c’era scritto: Honni soit qui mal y pense – pressapoco: Guai a chi pensa male.

Mi capitò una sera che una “vecchietta” di una quarantina d’anni mi puntò per diversi balli finché esausto supplicai l’orchestra di eseguire un indiavolato “Rock and Roll” che sfiancò l’animosa vegliarda mandandola fuori-gioco per l’intera serata.

I BEATLES SFIORATI

Ma nel 1959 ebbi la ventura di entrare in uno degli ennesimi localini della Reeperbahn dove mi dissero suonava un modesto e strano complessino composto da quattro cappelloni inglesi i quali rappresentavano, visti gli abbigliamenti e il genere musicale, una novità dal nome “The Beatles”. Locale desolatamente vuoto che non mi parve degno di essere frequentato.

Ricordo che uscii alla svelta perdendo così l’occasione per assistere ad una serata che vedeva l’esibizione di una Band che avrebbe conquistato, meravigliato e rivoluzionato non solo la storia della musica ma anche il comportamento dei giovani di tutto il mondo.

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